giovedì, febbraio 26, 2009

passi questo sole su di noi

passi per un ignoto

che accanto ai tuoi è benigno.

Sassi e linea d’orizzonte

sotto gli occhi corre lo stupore.

E odore e brezza,

salsedine e resina dai pini

non siamo fatti per la terra

non siamo fatti per il mare

ne per il cielo abbiamo ali

ma il destino è comunque

viaggiare.

postato da: scriptavolant alle ore 13:53 | Permalink | commenti
categoria:poesia
domenica, febbraio 08, 2009
La vicenda di Eluana Englaro è di una potenza emotiva che travalica l'umano sentimento. E' di una potenza politica che travalica lo storico. La vicenda di Eluana Englaro è più di una metafora è un'allegoria della morte, non solo civile (civilmente è già morto da anni), di un paese: L'italia. E' sintomatico dello stato di decomposizione del nostro regime, il fatto che, gli ultimi rimasti a difendere la dignità umana, individuale e collettiva; la libertà tout court; la speranza di sopravvivenza del germe di democrazia che con difficoltà, poche persone, hanno conquistato negli ultimi 80 anni versando il loro sangue; a difendere tutto questo siano rimaste persone "morte", o sulla soglia della vita: Eluana Englaro, oggi, Piergiorgio Welby, poco tempo fa. Persone morte che vivranno per sempre e che hanno cercato di svegliare un intero popolo di morti viventi. Potremo ringraziarli non appena il volto più feroce del Regime che finalmente si sta rivelando porterà via molti di noi. E' alla voce di un altro "morto" che vivrà davvero in eterno che affido le riflessioni che non sono in grado di esprimere con chiarezza ed oggettività distaccata. Pier Paolo Pasolini. Non è un caso che sia arrivato a leggere le sue lettere luterane solo oggi, a 37 anni, padre di due figli e alla vigilia di un periodo della nostra storia che sarà tra i più duri che potremo ricordare. Non è un caso e solo oggi capisco quello che avevo intuito semplicemente sfogliandole ogni tanto e scappandone fino a sentirmene in colpa. Non ho letto Pasolini fino ad oggi perché non l'ho voluto leggere e non mi consola scoprire di non essere stato l'unico a spaventarsi e fuggire. Ben più illustri e rispettabili personaggi lo hanno fatto e nemmeno nel silenzio della vergogna ma anzi dandosi alla detrazione e al dileggio di colui che è stato l'unico intellettuale italiano di questo secolo. Non è un caso che sia arrivato oggi, a 37 anni e due figli, a guardare in faccia Pier Paolo Pasolini; in questi giorni in cui sono incapace di darmi alla politica attiva come mi spingerebbe il carattere. Incapace e convinto ormai della inutilità di qualsiasi azione politica di resistenza. Resistere è inutile e dannoso, ora. Preferisco le lettere, per i miei figli. Preferisco camminare l'unico sentiero dove risiede la flebile speranza di cogliere un "senso" che li aiuti a comprendere l'orrore che ci aspetta. E' l'unica cosa che posso fare come padre per "salvarli". Cercare di trovare presto quel "senso" che fino ad oggi mi sfuggiva o meglio fuggivo. Fuggivo, come tutti, in primis i detrattori di Pier Paolo Pasolini dalla colpa: la colpa dei padri. Quella colpa per cui i figli, incapaci di liberarsi da soli meritano la condanna e la punizione. Quella colpa che nasce dal
"credere che la storia non sia e non possa essere che la storia borghese" [...] "L'idea che il male peggiore del mondo sia la povertà e che quindi la cultura delle classi povere deve essere sostituita dalla classe dominante."
E' questa idea il motore primo della crisi di questa civiltà, della sua economia e della sua politica. E' questa idea responsabile della mutazione antropologica prodotta dal genocidio culturale che segna la civiltà dei consumi. Scrive ancora Pasolini (Pier Paolo per il quale posso dichiarare un vero e proprio amore, paterno, filiale e carnale, storico e attuale)
"Ma poi è arrivato il momento della mia vita in cui ho dovuto ammettere di appartenere senza scampo alla generazione dei padri".
E' arrivato per tutti quel momento. Pagheremo in quanto figli e in quanto padri le nostre colpe perché
"Ebbene, io penso, intanto, che anch'io ho diritto alla vita perché - pur essendo padre -non per questo cesso di essere figlio. Inoltre per me la vita la vita si può manifestare egregiamente, nel coraggio di svelare ai nuovi figli, ciò che io veramente sento verso di loro. La vita consiste prima di tutto nell'imperterrito esercizio della ragione: non certo nei partiti presi e tanto meno nel partito preso della vita, che è puro qualunquismo. Meglio essere nemici del popolo che della realtà."
Se questo governo ha il consenso della maggioranza degli italiani, di questo popolo, io, sin d'ora mi dichiaro suo nemico. Dedicato a Peppino Englaro e alla sua Resitenza. Resistete. Leggete Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane. Il progresso come falso progresso (1976) Intr. di Alfonso Berardinelli Einaudi, Torino 2003 Einaudi Tascabili. Saggi, pp. XIII-208 Euro 9,80 PS: Pier Pasolini, il poeta vedeva tutto questo già nel 1975 e sono state pubblicate postume. I morti ci parlano.
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mercoledì, dicembre 31, 2008

 

 

Voglio farlo, una volta tanto nella vita, abbandonarmi ad un ottimismo irrazionele ed inconsulto. Mentre tutto il medio oriente brucia, L'italia affonda nel fascismo piduista, il mondo sprofonda nella crisi economica peggiore della sua storia, dichiaro il 2009 anno dell'araba fenice.

Anno nel quale risorgeremo dalle nostre ceneri. Per me sarà un anno di cambiamento.

 

 

Auguri a tutti

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domenica, dicembre 28, 2008
Hai visto che 11 settembre? quattro a zero e in fondo alla classifica, manco a cacciare il mr risaliamo per la scala mobile. Facciamoci un caffè. Perchè?, vabbè lo spengo, l'ipod che si parla e manco senti se qualcuno ti chiama. Sai com'è meglio, una volta tanto. Sto plasma lo regalano. A saperlo aspettavo che l'altra settimana mi sono svenato. Reggicalze, scarpe, profumo, orologio e occhiali tutto di Prada le ho regalato. Che botta. Caro mio non mi riprendo manco a rate. Ma m'ha creduto e s'è sciolta come la crema. Io, intanto, ballo in maschera Dolce e Gabbana che non ci si riconosce, è vero, ma in pochi se la sentono di arrivare fin lassù. A me poi, non frega un granchè, in fondo basta che ritorniamo su in classifica posso andare in giro anche nudo.
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martedì, dicembre 23, 2008
Immagine di Espianti Giuseppe Catozzella ha scritto poesia ed è al suo primo romanzo. Ai poeti si sa basta una parola per raccontare una storia. Una ricerca della verità sull'orrore degli Espiànti d'organi umani ed il loro commercio criminale diventa una storia di Espiànti colpe di un intero sistema sociale fondato sul mercato e sulla mercificazione della natura e della vita umana. . Nel breve spazio di una telefonata, Livio, il protagonista di questa storia avvincente, ripercorre nella sua memoria un viaggio che dalle Lezioni di filosofia alla Statale di Milano lo hanno portato in Australia passando per l'India, i mondi virtuali di second life e l'amore per Lene, quattordicenne, figlia perduta di un funzionario del ministero degli Interni Italiano. Seguendo le tracce di un rapporto di intelligence che dalle stanze dei servizi segreti italiani finisce nelle procure, Livio passa dal nichilismo organizzato nel suicidio seriale e di massa di un gruppo di professionisti Italiani reclutati facilmente su internet, alla scoperta della sacralità della vita celebrata nel Kumbh Mela indiano dove la criminalità organizzata si rifornisce di organi per un mercato invisibile e redditizio. Il sacrilegio del corpo umano nasce dalla domanda di organi che, nei paesi sviluppati, il progresso della medicina ed il benessere ha generato per allungare la speranza di vita a danno dei diseredati della terra. In una società dove il metro del denaro attribuisce un valore ad ogni oggetto e tutto si mercifica, il valore della vita umana si perde inesorabilmente ed il suicidio diventa un'espiazione inutile e commerciabile grazie al sistema dei media. Se la vita e la morte scorrono lungo un fiume invisibile che la religione induista colloca parallelo al Gange allo Yamuna se a separarle c'è solo la Differànce di Derridiana concezione, Livio trova la terza via ripercorrendo quella linea invisibile, scoprendo che è li il luogo geometrico di tutti gli istanti dell'essere, dove tutto prende corpo e dove tutto finisce nell'eternità. E' in quel luogo che sta il segreto di vivere è li che finiscono lo stilista milanese suicida e l'amica amata. La differenza sta solo nel come arrivare alle sue acque, nel come spendere il tempo e l'agire che ci è dato. Tutto li, cristianamente. Non è un caso che Livio abbia 33 anni quando decide di “risorgere” e farsi testimone, di fronte ai magistrati della verità che ha scoperto e provare ad inchiodare il male alla sue responsabilità. Espiando. Il romanzo lega insieme induismo e cristianesimo, mitologia greca e filosofia in una vicenda che spinge al coraggio e alla ricerca delle responsabilità individuali delle proprie azioni, attraverso la testimonianza, in un epoca ed in un paese, L'Italia, che sembra averlo perso. Se vi state chiedendo cosa potete fare per cambiare le cose, per sopravvivere in un'epoca dove tutto sembra precario, lavoro, cultura, valori la risposta è semplice. non basta aprire gli occhi, ricercare e comprendere. Bisogna agire, raccontare e tornare a testimoniare. Ciò che è vero ed invisibile tornerà a brillare alla luce del sole e ci potremo bagnare nelle acque del Sarawasti come uomini interi, tutti d'un pezzo. Vivere o morire farà comunque meno paura.
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lunedì, dicembre 15, 2008

In un tempo dove sullo schermo si agitano immagini edulcorate e storie di violenza surrogata o spettacolarizzata, il Film di Salvatores tenta di riportare il cinema su binari più umani e spaccia emozioni nella giusta misura senza troppi effetti speciali.

Certo Ammanniti non è Flannery O'Connor e l'opera della Grazia non emerge con forza. Quindi si finisce per non capire molto del dramma che sconvolge le vite per altro già abbastanza sconvolte dei personaggi che al Cinema devono tutto alla bravura degli attori. Filippo Timi e Elio Germano.

Senza la loro presenza scenica, una bella fotografia, la potenza della gelida natura del Friuli e l'abilità di Slavatores nel muovere la macchian da presa la storia risulterebbe banale.

Nel complesso si esce però con lo stomaco abbastanza rimasticato che di questi tempi non guasta.

Certo per chi non guarda il mondo con occhi cristiani da salvare nel film non resta molto

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categoria:recensioni
giovedì, dicembre 11, 2008
Immagine di L'eleganza del riccio    
un Romanzo straordinario. Leggendo qua e la i commenti e le reazioni ho tirato giù alcune note in difesa (non che ne abbia bisogno) di un libro che se non esente da critihe come ogni cosa umana almeno meriterebbe un po meno leggerezza in alcuni giudizi e soprattutto meno pregiudizi.


alcune osservazioni sui commenti di alcuni lettori raccolti in rete:


La portinaia è un personaggio inverosimile”


benissimo dal momento che questa affermazione salta sulla bocca di più di un lettore rende verosimiglianza a Renè Michel in una maniera che va oltre il letterario. La portinaia costruisce la sua vita sull'incredibilità del personaggio. Tutto il condominio non può immaginare nemmeno che abbia una cultura sconfinata e universalistica che possiede. Negare credibilità al personaggio è avverarlo nella maniera più piena.


la bambina dodicenne è inverosimile, linguaggio troppo forbito”


proviamo a vedere la cosa da un altro punto di vista.

Che l'adolescenza sia un periodo difficile, e talvolta con epilogo drammatico di morte, è un dato assodato.

Che alla radice del disagio ci sia l'incapacità di comunicare e decodificare un mondo sempre più anaffettivo è altro dato abbastanza chiaro. Come raccontare dal punto di vista di una dodicenne tutto questo? Una possible risposta è quella di mettere in evidenza la responsabilità degli adulti e la loro pigrizia nel calarsi nei problemi dei propri figli mettendo in bocca alla dodicenne quelle parole “adulte” che gli adulti hanno perso e si rifiutano di utilizzare.

Tra adulti e bambini non c'è differenza di problemi, o almeno la distanza tra I due universi non è così grande come siamo abituati a pensare. C'è invece differenza nella capacità di “verbalizzare” questi problemi di concettualizzarli. Se questa incapacità adolescenziale è frutto della maturazione lenta che le parole richiedono per dare forma a pensieri, questi nascono comunque  dal “sentimento”, dal sentire, dai sensi, dal senso per entrambi: la stessa incapacità negli adulti è però una scelta di vita. In questo senso Renè Michel non differisce molto dai condomini ai quali offre l'immagine che loro volgiono vedere. Ciascuno si “difende” ed esorcizza le proprie paure adolescenziali come vuole o come meglio può. Una dodicenne che fa questa operazione appare inverosimile proprio perché riflette sotto le spoglie di un personaggio, questa enorme responsabilità che tutti sentiamo e che spesso è alla radice del male di vivere ma quei dubbi, quei sentimenti esistono, lo sappiamo, perché tutti abbiamo vissuto un'adolescenza ed in taluni   si protrae fino alla fine dei giorni. Le parole di Paloma sono gli aculei del riccio sui quali non vogliamo pungerci fino al punto di negare la possibile maturità di un adolescente foss'anche un semplice personaggio letterario. Paloma è un sogno che riflette lo stato adolescenziale di gran parte del mondo “adulto” che andiamo costruendo ma se si intuisce che le sue parole “adulte” sono il vero personaggio del romanzo, la docienne  è solo una nostra immagine realistica e credibilissima.  E' un libro sull'adeguatezza, una riflesisone sullo sfasamento dei tempi e degli spazi che viviamo oggi. Gli adolescenti precocizzano il loro comportamento e gli adulti lo ritardano per quato finoscono per non incontrarsi più. Non siamo più adeguati al nostro tempo.  Il tutto è dichiarato con estrema chiarezza in apertura del primo pensiero profondo della "piccola" Paloma.


Nel nostro universo la vita umana è vissuta così: occorre ricostruire continuamente la propria identità di adulti, un fragilissimo assemblaggio sbilenco ed effimero che maschera la disperazione e racconta a sè stesso, davanti allo specchio, la menzogna alla quale abbiamo bisogno di credere.“


quante cose ci sono poco credibili se alziamo lo sguardo oltre il nostro condominio?


Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-Mart

Duemila persone alle 5 del mattino hanno superato i cancelli e ostacolato i soccorsi. Alcune erano in fila da 24 ore

presuntuoso, spocchioso sfoggio di erudizione dell'autrice”


ma che centra un autore con il suo libro? nulla. il libro è dei lettori. Poi l'intellettuale si chiude in una torre d'avorio o sta nella parte privata della portineria? E' la cultura e la filosofia che non sa comunicare con il mondo o il mondo che non vuole “dialogare” oltre un certo livello formale ed evasivo? Quello che lamentano le protagoniste (supposte snob) non è tanto l'incapacità delle persone di non misurarsi con temi elevati o di non frequentare la filosofia quanto il rifiuto a priori di indagare, allargando gli spazi fisici dove muoversi (case e normi macchine enormi) a detrimento di quelli interiori spiegandosi il mondo e relazionandosi alle persone in base ai cliché alle convenzioni. Certo i toni della piccola Paloma sono trancianti ma credo che si possa spiegare con il tentativo di dare credibilità al personaggio la stessa che in molti lettori non hanno ritrovato per un giudizio a priori. In qualche maniera un romanzo “protestante”. Quello che mi è dato avere certifica il mio essere altrimenti non l'avrei ottenuto. Non è sempre così.

Altra cosa interessante del libro che mi sembra si a passata sotto silenzio è l'idea che le vite o meglio I particolari di certe esistenze sono narrazioni. Il gatto Lev e tutto l'immaginario di Anna Karenina si riversa nelle vite di Due persone apparentemente molto distanti nella gerarchia sociale Michel Reneé e Monsieu Ozu eppure I piccoli animaletti sono metonimie viventi.



Bisogna imparare a “leggere” non solo I libri ma le esistenze, fare delle scommesse interpretative sulle scelte di vita altrui senza cadere nei pregiudizi e nelle omologazioni sociali. E in questo non credo ci siao “snobismo”


non ho capito il grande successo di questo libro.diffido dai best seller”


perchè si giudica un opera in base alle aspettative generate dal suo successo commerciale?


e' francese cosa ti aspettavi?”


meraviglioso notare la messe di preconcetti con cui si giudica questo libro. Il vero successo è questo. I personaggi diventano verosimili proprio in virtù delle reazioni che hanno suscitato in una massa incredibile di lettori.


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categoria:recensioni, letteratura
giovedì, ottobre 16, 2008

Riprendo un post che ho scritto un po di tempo fa e ci aggiungo altra amarezza per la notizia della condanna a morte di Roberto Saviano.

 Per fortuna Roberto Saviano non è uno di noi.


Roberto Saviano non è uno di noi, appartiene ad una specie in via di estinzione. Sono gli uomini con il coraggio, con il senso civico, capaci di agire al di la del proprio interesse individuale che sia economico, affettivo o semplice quieto vivere.

 Roberto Saviano non è un modello.

E' un pezzo unico ed inimitabile sempre più raro da trovare. Roberto Saviano ha raccontato la camorra, non quella storica, quella dell'onore, non quella drammaturgica delle fiction, non quella sociologica dei saggi in libreria. Ha raccontato una camorra che respira, sempre più viva, che fa paura come fa paura una belva alla quale puoi sentire il fiato, che fa business e si confonde con i modelli che sono diventati il riferimento culturale del successo. Imprenditori che si arricchiscono.

Roberto Saviano ha raccontato la terrible banalità delle azioni criminali, la loro semplice esecuzione quotidiana, tra una pizza al ristorante, una lezione a scuola, ha raccontato della loro ineluttabilità per la sopravvivenza, della loro semplicità tanto da essere lasciate ai bambini. Ha svelato la mistificazione e la retorica del coraggio che nascondono una vigliaccheria ed una povertà morale senza fondo.

Roberto racconta dei bambini soldato di Napoli, dei bambini che scaricano i rifiuti tossici e camminano nell'immondizia, la stessa immondizia che oggi occupa tutti I giornali (nel periodo in cui scrivevo questo pezzo, ndr), solerti nel crearne altra.

Saviano Ha raccontato la camorra, le mafie come mai nessuno prima, innovando la forma del romanzo, dando al suo libro la sua carne e il suo sangue. Roberto ha creato un nuovo oggetto letterario e ha rimesso brutalmente in contatto la letteratura con il mondo reale. Ha potuto farlo perchè in questa epoca la realtà di questo paese ha assunto forme incredibili, per sopportare i quali, solo la letteratura ti può correre in aiuto.

La Realtà va al di la della pura invenzione, infrange tutte le regole, le leggi, il buon senso, l'evidenza e lo fa, raccontandosi, in TV e sui giornali giocando come un autore fa con i suoi personaggi. Svela il colpevole prima della fine del libro ma la trama va avanti, perché la tensione, il Conflitto oggi, sta in ogni piega della realtà che si racconta, sta nei gesti quotidiani, va a dormire la sera e si risveglia la mattina, prende l'autobus e squilla al telefono. A volte la Realtà offre colpi di scena; all'improvviso arriva un deus ex machina e la chiude li, la storia, con due colpi di pistola vaganti e destinati a qualcun'altro, che sta nel posto sbagliato al momento giusto e a pagare è qualche personaggio minore, il lettore.

Roberto Saviano, la sua letteratura, l'uomo (si ostinano a chiamarlo ragazzo, come se nella sua vicenda ci fosse un non so che di avventato, di ingenuo; che grande viltà chiamarlo ragazzo!) è unico e per questo non si può chiedere a noi civili estinti di imitarlo.

Non si può chiedere ai singoli di avere lo stesso coraggio che ha lui, perché pochi ne nascono di simili e forti.

Si può chiedere una risposta civile, alla collettività, alla cosa pubblica, allo Stato che ha strumenti maggiori per difendersi, quello si, ma di ragioni per sperare non ce ne sono. Non sono una speranza ma un illusione necessaria quel milione di copie di Gomorra vendute, e il numero enorme di traduzioni . Gomorra dovrebbe essere regalato nelle scuole, paracadutato come I voltantini propagandistici nelle zone di guerra. Gomorra dovrebbe essere diffuso negli URP dei comuni di tutta Italia, e se Berlusconi volesse spendere due soldi bene, dovrebbe pagarne una copia ad ogni italiano e recapitargliela nella buca delle lettere. Dovrebbe scendere in campo e urlare: "Se volete uccidere Saviano dovrete ccidere anche me".

La politica non sarebbe più fantascienza, di trasformerebbe incredibilemente in qualcosa di oggettivo, reale, vero per tutti noi. E invece ci resta l'immondizia, le deiezioni di maiali inumani come i vari boss dai nomi ridicoli. Sandokan. Verrebbe da ridere se non fosse tragedia vera e la vita di Saviano fosse in pericolo.

Saviano, Napoli, L'immondizia, la politica. L'immondizia ha tante forme, quelle che intossicano l'ambiente e quelle che intossicano la civiltà. Antonio Bassolino, lo ricordo quando per molti compagni del PCI era ancora una speranza, oggi, non riesco a trovare le parole per definirlo e per raccontare il disgusto con il quale assisto al suo resistere attaccato alla poltrona. Un rifiuto tossico anche lui come gli altri.

Un paese dove la classe politica resta in sella anche sommersa dall'immondizia , il proprio paese in mano a bande criminali, nutre di diossina la propria terra e la propria morale.

Se Roberto Saviano fa parte di una specie in via di estinzione, noi persone normali siamo già morti e morti I nostri figli, a tutte le latitudini, a Napoli come a Milano come a Parigi. Agonizzanti negli atelier delle griffe che hanno radici nei bassi casertani dove si cuciono borse, partecipiamo ad un mercato drogato, fatto di regole e leggi che sono solo un gioco; un diversivo per distogliere lo sguardo dalla realtà fredda come la canna di un fucile: lo sviluppo economico poggia sul potere della violenza, sull'occupazione militare di territori e risorse, sull'arbitrato delle pistole. Questo Sta Scritto in Gomorra. Leggetelo.

Per fortuna Roberto Saviano non è uno di noi e per fortuna abbandona questo paese che io abbandonerei per molto, molto meno. 

E' Roberto che ci abbandona, O è che questo paese che ci ha abbandonati, da troppo, troppo tempo? 

Bravo Roberto e Soprattutto Grazie


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categoria:letteratura
sabato, agosto 30, 2008
« Se non ti incontrerò mai in questa vita, almeno che io senta la tua mancanza. »

l titolo del film si deve ad un verso di Rudyard Kipling: "Tra la lucidità e la follia c'è solo una

sottile linea rossa
".

Chi sei tu per sopravvivere dentro tutte queste forme” , Witt
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categoria:poesia
mercoledì, agosto 20, 2008

chi mi conosce lo sa. la politica è una malattia che ho contratto da adolescente e se, da anni, non la faccio e la seguo da distante è perchè, da anni, sono intimamente convinto che il punto di non ritorno è stato passato. Preferisco allora la letteratura, sperando che sia d'aiuto a ricostruire un senso che presto si dissolverà in un vortice di violenza.

Credo che sia meglio sondare i territori della poesia per far emergere il non detto, l'indicibile, senza che le immagini che ne emergono vengano triturate dai meccanismi della finzione dell'industria culturale.

Focolai di guerre mediate dai mainstream media lasciano sulla corteccia cerebrale e nell'anima gli stessi leggeri segni della fiction. Lo storytelling ha lo scopo di persuadere ed avvincere, trasmettere emozioni, dicono, ma non riesce a grattare sotto la crosta del cuore e dell'intelletto, non arriva, davvero, a raccontare il dolore delle torture, l'orrore della morte violenta di soldati, civili, donne, vecchi e bambini. Eseri umani. A cadere sono solo personaggi, caratteri: cattolici, protestanti, mussulmani, albanesi, kosovari, ebrei o palestinesi, irakeni, georgiani, tibetani, sic, indù, cinesi. Macchiette di sangue, pupi della geopolitica. Dall'altra parte i carnefici e le loro maschere: le multinazionali, i finanzieri internazionali, gli imam, i papi, una pletora di primi ministri, segretari delle nazioni unite, presidenti della repubblica, dittatori, tecnocrati e magnati dei media, mitomani. Più o meno meschini, più o meno coraggiosi, tradiscono mogli, combattono il riscaldamento globale, attaccano i terroristi, mentono, si vendicano, perdonano. Il priù grosso romanzo collettivo della storia dell'umanità, sceneggiato televisivo a puntate ambientato sull'intero globo terraqueo, sta per finire. E l'ultima serie. Lost.

Preferisco la poesia, per ora e qualche lettura che, ogni tanto viene fuori. Qualcuno che sa ancora legere il mondo al di fuori di uno schermo c'è.

http://www.criticamente.it/Article3869.html

"Questa non è una semplice provocazione per far arrabbiare i russi", ha dichiarato Lyndon LaRouche l'8 agosto. "Questo è parte della strategia per smembrare la Russia. Essenzialmente, questa è la terza guerra mondiale"

Vedo le strade
ubriache di sangue
la rabbia rinchiusa
in diverse divise
esplodere,
gli inermi
ridere della fine,
finalmente.


Cos'è costata
la vita se non
un'altra vita?
Sempre.


Hanno spento la TV,
dissolto il sogno.


Oscurato lo schermo
riflette i denti digrignati
la bava alla bocca,
nell'enorme sacrificio
di credere che fosse
pace, progresso, benessere.


Non sono più qui,
gli spari, non sono più
un'eco lontana.


La ferocia prossima
a sbarcare il lunario
ubriaca le strade
di sangue.


La vedo, cieca, la rabbia
in un omuncolo violento
pestare una donna
fuori le mura di casa
finalmente.


Vedo le strade
tornare teatro
del desiderio
nascosto fin'ora
tra le chiappe
di un trans,
sui seni sfiniti
di una bambina
nigeriana che passeggia
di notte, lungo il viale
con il suo curioso
ombrellino rosso.


Tra poco saremo
liberi di cacciare
com'era un tempo.
L'uomo non è diverso
e il diverso non uccide.


Il sangue che
non ha colore
se non il rosso
aspetta le orde
feroci tornare
a ricordarlo.


Si muore in fondo
per essere uguali
almeno nella cenere.


Pronto a morire
vedo le strade
ubriache di sangue.

postato da: scriptavolant alle ore 15:59 | Permalink | commenti
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