chi mi conosce lo sa. la politica è una malattia che ho contratto da adolescente e se, da anni, non la faccio e la seguo da distante è perchè, da anni, sono intimamente convinto che il punto di non ritorno è stato passato. Preferisco allora la letteratura, sperando che sia d'aiuto a ricostruire un senso che presto si dissolverà in un vortice di violenza.
Credo che sia meglio sondare i territori della poesia per far emergere il non detto, l'indicibile, senza che le immagini che ne emergono vengano triturate dai meccanismi della finzione dell'industria culturale.
Focolai di guerre mediate dai mainstream media lasciano sulla corteccia cerebrale e nell'anima gli stessi leggeri segni della fiction. Lo storytelling ha lo scopo di persuadere ed avvincere, trasmettere emozioni, dicono, ma non riesce a grattare sotto la crosta del cuore e dell'intelletto, non arriva, davvero, a raccontare il dolore delle torture, l'orrore della morte violenta di soldati, civili, donne, vecchi e bambini. Eseri umani. A cadere sono solo personaggi, caratteri: cattolici, protestanti, mussulmani, albanesi, kosovari, ebrei o palestinesi, irakeni, georgiani, tibetani, sic, indù, cinesi. Macchiette di sangue, pupi della geopolitica. Dall'altra parte i carnefici e le loro maschere: le multinazionali, i finanzieri internazionali, gli imam, i papi, una pletora di primi ministri, segretari delle nazioni unite, presidenti della repubblica, dittatori, tecnocrati e magnati dei media, mitomani. Più o meno meschini, più o meno coraggiosi, tradiscono mogli, combattono il riscaldamento globale, attaccano i terroristi, mentono, si vendicano, perdonano. Il priù grosso romanzo collettivo della storia dell'umanità, sceneggiato televisivo a puntate ambientato sull'intero globo terraqueo, sta per finire. E l'ultima serie. Lost.
Preferisco la poesia, per ora e qualche lettura che, ogni tanto viene fuori. Qualcuno che sa ancora legere il mondo al di fuori di uno schermo c'è.
http://www.criticamente.it/Article3869.html
"Questa non è una semplice provocazione per far arrabbiare i russi", ha dichiarato Lyndon LaRouche l'8 agosto. "Questo è parte della strategia per smembrare la Russia. Essenzialmente, questa è la terza guerra mondiale"
Vedo le strade
ubriache di sangue
la rabbia rinchiusa
in diverse divise
esplodere,
gli inermi
ridere della fine,
finalmente.
Cos'è costata
la vita se non
un'altra vita?
Sempre.
Hanno spento la TV,
dissolto il sogno.
Oscurato lo schermo
riflette i denti digrignati
la bava alla bocca,
nell'enorme sacrificio
di credere che fosse
pace, progresso, benessere.
Non sono più qui,
gli spari, non sono più
un'eco lontana.
La ferocia prossima
a sbarcare il lunario
ubriaca le strade
di sangue.
La vedo, cieca, la rabbia
in un omuncolo violento
pestare una donna
fuori le mura di casa
finalmente.
Vedo le strade
tornare teatro
del desiderio
nascosto fin'ora
tra le chiappe
di un trans,
sui seni sfiniti
di una bambina
nigeriana che passeggia
di notte, lungo il viale
con il suo curioso
ombrellino rosso.
Tra poco saremo
liberi di cacciare
com'era un tempo.
L'uomo non è diverso
e il diverso non uccide.
Il sangue che
non ha colore
se non il rosso
aspetta le orde
feroci tornare
a ricordarlo.
Si muore in fondo
per essere uguali
almeno nella cenere.
Pronto a morire
vedo le strade
ubriache di sangue.







